Non è difficile. E’ difficilissimo!

  • Prova a pensare per due minuti consecutivi alla tua vita passata. Prova in due minuti a ripensare a tutta la tua vita. Parti dal momento in cui sei nata/o e arriva a questo preciso momento, adesso.
  • Adesso prova ad immaginare, se ci riesci, al tempo che hai impiegato, ad esempio, per imparare a camminare, ad andare in bicicletta, a scrivere, a far di conto, a suonare uno strumento, ad imparare una disciplina, a prendere il diploma, a laurearti, ad imparare un mestiere, a costruire un rapporto…
  • Adesso prova a pensare a tutto il tuo mondo interiore, alle tue emozioni, alle gioie, ai blocchi, ai timori, alle paure…
  • E ora prova a pensare che gran parte di questo ti è stato insegnato, ceduto, inculcato o appiccicato addosso. Che la maggior parte di queste cose non sono vere. O, almeno, non sono così vere come credi.
  • E adesso prova ad immaginare a quanto tempo ti occorrerebbe per ri-cominciare.

“Ma io non voglio ricominciare! E poi, ricominciare cosa?”

Certo, ho capito!

Cominciare: questo intendo.

E’ difficile. Difficilissimo.

Molti preferiscono assistere a conferenze.

Questo è facile. Facilissimo. Ed è sempre stato di moda.

Esercizio per cominciare: se hai fatto quello che ho scritto ai punti sopra, hai già “cominciato”.

Un abbraccio,

Federico

 

Aiutati che dio ti aiuta!

Infatti!

Se non inizi come puoi pensare di aiutarti?

Chi si è convinto di essere al di sopra di qualcuno o di qualcosa non sta qui a leggere le mie cose! Tutt’al più le legge per sfottermi. E va bene, io me ne infischio.

Stamani, mentre ascolto Little by little, scrivo sul mio blog. Aiutati che dio ti aiuta!

E se lo dicessi riferendomi a quella parte di me che è con il serbatoio in riserva? “Hey, ti prego, aiutami che dio, così, mi aiuterà!”. Così succede: ci rivolgiamo alla parte di noi che in effetti è sempre in riserva. Operiamo con il serbatoio a secco: per questo abbiamo spesso la sensazione di ritrovarci immobili sul nostro cammino. E vogliamo ottenere risultati promulgati (sì!) dalla più moderna new age, fisiche quantistiche odiernizzate e leggi d’attrazioni pubblicate in libri atti a prosciugare tutti i serbatoi in cui è rimasta solo qualche goccia di carburante. Attenzione: ci sono anche serbatoi in riserva che “snobbano” direttamente tutto questo: lo snobbano perché sono convinti a priori di sapere che si tratti di bufale, fregature e/o cose da “abboccano i pesci. C’è del vero in queste considerazioni, ma possiamo anche essere un po’ più cauti, no?

Che cosa vuoi, Federico?

“Voglio dire che bisognerebbe punire senza pietà questo vergognoso commercio di amicizie apparenti. Io pretendo di avere a che fare con uomini, voglio che in ogni rapporto la realtà del cuore appaia nel suono delle parole: è il cuore che deve parlare, e i nostri sentimenti non devono mascherarsi sotto la vanità delle cerimonie.” dice Alceste, nell’opera di J. B. Molière “Il misantropo”.

Alceste dice il vero, ma rivela anche tutta un’altra parte che gli manca, a questo “vero”. “Aiutati che dio ti aiuta!”

La sua azione muove senza sosta verso la “ripulitura” dell’ipocrisia generale che circonda, anzi, impregna questo mondo. La sua azione si trasforma però, pericolosamente e inesorabilmente in inazione. Quando c’è intransigenza tutto si blocca. E sinonimo di intransigenza è immobilismo. Aiutati che dio ti aiuta.

Io non ho altro da aggiungere se non, appunto, Little by little! Passo dopo passo. Con cautela, sganciandoci dall’arroganza “poco a poco”, con tutta la nostra credulona convinzione di essere ciò che crediamo di essere.

Pratica: prendi un aglio, struscialo per metà su di una fetta di pane; aggiungi olio e sale. Mangialo in silenzio. Poi recati in diversi negozi e chiedi informazioni di qualsiasi genere. Fallo in almeno quattro negozi diversi. (Chiedi che ore sono, dove si trova la stazione dei treni, dov’è l’ospedale più vicino, il museo tal dei tali, inventati quattro domande diverse). Alla fine torna a casa e scrivi “Aiutati che dio ti aiuta… aggiungendo il tuo nome. Es. “Aiutati che dio ti aiuta, Federico”. Con il biglietto fai un aeroplanino e lancialo da qualche parte.

Se non sopporti o non digerisci l’aglio, fai la stessa cosa con la cipolla.

Se non sopporti o non digerisci neppure la cipolla, fai la stessa cosa senza aglio e cipolla, ma devi indossare l’abito più elegante che hai.

Aiutati che dio ti aiuta!

Un abbraccio, Federico

 

 

 

 

Fidati, che a non fidarti sei sempre in tempo

“Put your head on my shoulder”, canta Willie Nile in una delle sue più belle canzoni, a mio modesto parere (“Shoulders“).

Fidarsi è bene; non fidarsi è peggio.

Se confondi “fidarsi” con “buttarti nella mischia”, stai fuori strada.

Fidarsi è bene, affidarsi è ancor meglio.

Prima, però testa il significato di “affidarsi”, e non soltanto sul vocabolario.

“Seh, vabbé Federì, o sei proprio un ingenuo o raccontala meglio”

La vita è un po’ come trovarsi in una mano di un gigante. Che fai? Ti affidi oppure no?

“Put your head on my shoulder.

Biotempo.

Un abbraccio.

Un giorno.

Spazio.

Una canzone.

La pazienza.

Creare pazienza.

Ciao.

 

 

 

 

 

 

 

 

POCHI POSTI RIMASTI (soltanto tre!) per il Corso di Strategia Poetica 2016-’17

Leggi articolo Sulla pagina fb di TerraNuova Edizioni e nella pagina “Corsi e workshop” di questo blog.

Un percorso non per tutti, certo, ma per tutte quelle persone che sono in cerca di dare una svolta significativa alla propria visione della vita.

 

 

STO MALE… E NON SO COME FARE.

Quante volte abbiamo sentito dire questa frase? E  quante volte l’abbiamo pronunciata o pensata noi stessi o l’abbiamo confidata a qualcun altro?

In verità, se si eccettuano particolari situazioni, nella nostra vita Il Tempo per stare male potrebbe essere ridotto ai minimi termini.

Eppure lo troviamo, lo costruiamo e poi lo reinventiamo.

Il Tempo dell’OGGI STO MALE… E NON SO COME FARE” può tendere ad aumentare fino a riempire gli spazi vuoti del Tempo Incontaminato: lo spazio in cui tu sei il creatore di tempo.

Una volta che hai riempito gran parte di quegli spazi vuoti con il Tempo Cattivo o Tempo Mediocre puoi garantirti una vita PIENA: di amarezze e lamentele continue.

Per Tempo Incontaminato intendo: spazio vuoto in cui generi Tempo Buono.

Ridendo e parafrasando l’epoca in cui viviamo,  mi viene da denominarlo “Il BioTempo” (mentre lo scrivevo avevo la sensazione netta di aver coniato un nuovo termine, ma, andando subito a cercare su internet ho trovato varie cose:

cose http://www.biotempo.com/joomla3/, https://www.facebook.com/BIOTEMPO-526774210804448/, http://permacultura-transizione.com/permacultura-italia/coltivare-armonia-la-natura-usando-diario-del-biotempo/,

Bello!

Ma quello che intendo è altro ancora.

Per generare “Tempo Buono” devi prima ricordarti di entrare nello spazio dell’umiltà.

I procedimenti sono due: lo spazio dell’umiltà è la sala d’attesa, o spazio vuoto (1); dopo di che potrai entrare nello spazio in cui generare Tempo Buono, BioTempo (2).

In realtà già dal momento in cui riesci ad entrare nella sala d’attesa hai cominciato a generare BioTempo. Ma ti trovi all’inizio, anche se non è poco.

Come si fa?

Per smettere di essere generatori di Tempo Mediocre o Cattivo (STO MALE… E NON SO COME FARE) bisogna fare sforzi continui.

PRATICA: se ci troviamo in una situazione della frase “Sto male… e non so come fare”:

fermarsi nello spazio in cui ci si trova, respirare tre volte profondamente, quindi allontanarsi immediatamente da quello spazio. (se ti assale la frase e ti trovi in casa tua, o in un negozio o in qualsiasi altro luogo, fai questo!).

In quei momenti hai creato Il BioTempo, Tempo Buono per poter ri-creare, ma soprattutto sei riuscita/o a permetterti di entrare nella Sala d’attesa. Ma hai anche cominciato ad aprirti la possibilità di allenarti e, nel contempo, stai già generando anche Tempo Buono.

Per entrare, poi, nel flusso continuo (roba impossibile, credo, per noi che viviamo in questa società, ma tutto si può sempre migliorare!), basta che ti ricordi di ri-provarci ogni volta che te ne ricorderai (già sarà difficile ricordarselo).

Il Tempo è denaro!

Macché!

Il Tempo è ciò che decidi di essere.

E in ogni momento possiamo-vogliamo decidere.

Un caro saluto e un abbraccio,

Federico

P.S. Tentare è aprirti al mondo. Lascia che gli altri dicano quello che vogliono.

 

In partenza il corso 2016-’17

 

Attenzione: i posti sono limitati!

Vai anche alla pagina “Corsi e workshop” per tutti i dettagli

http://www.terranuova.it/Agenda/Corsi-e-Seminari/Strategia-Poetica-parte-il-corso

NELLA PAUSA C’è LA RIVELAZIONE: NON LA RI-VELAZIONE!

Non parliamo di certi “fashion moments” che, come si sa, nella nostra storia di umani hanno portato le menti a credere in fandonie che a loro volta hanno portato a macchiarci di vergogne, di massacri e di sporcamenti e quant’altro. Non parliamo di questo, stamani, ma vorrei partire proprio da qui.

Se domattina o quest’oggi, in qualsiasi momento, tu decidessi, tu scegliessi, tu impegnassi tutto te stesso o tutta te stessa nel fermarti per restare lì dove ti trovi ecco che avresti sperimentato cosa significhi apportare un cambiamento efficace. Efficace, nel senso etimologico, che produce un effetto, che ha la forza di produrre un effetto!

Perché credere che bisogna a tutti i costi “fare”? Scalare vette per poi piantarci una bandiera e guardare da lassù, sì, non ha prezzo, si dice! Ma non sarebbe (stato) efficace lasciare nel mondo anche qualche vetta “non conquistata“? Giusto per ricordare all’umanità delle cosine, tipo: siamo così buffi! Oppure: siamo degli emeriti presuntuosi! Oppure, peggiore: perché sempre questa smania di conquistare tutto? Oppure, ancora peggiore: cinque vette non conquistate sul Pianeta Terra per ricordarci delle nostre capacità di conquistatori fasulli, distruttori, assassini. Oppure,  quasi “misticomareale”: cinque vette “incontaminate” per ricordarci che, non solo abbiamo limiti  “sacri”da rispettare, ma che abbiamo, se non altro, la possibilità di ricordarci che tendiamo inevitabilmente a “Velare”, a coprire, a nascondere e a trasformare tutto a nostro piacere e tornaconto.

Siamo dei divoratori di tempo, di azioni, di scalate appunto, ed anche chi in questo calderone non  vuole entrarci, si trova schiacciato come un ranocchio che tenta di attraversare la strada.

Veliamo la storia, le giornate, veliamo le nostre azioni, i sentimenti, i pensieri e le cose che abbiamo detto o fatto… Insomma siamo sempre e perennemente indaffarati a ciarlare (truffaldini allo sbaraglio!), per finire col procurare del male a noi stessi e agli altri (cose, persone, animali, vegetali, minerali, ecc).

Allora, tutto questo per dire?

Smettila di velare!

Scova la rivelazione: la ri-vel-azione.

Traduzione:

-Ri- “di nuovo”;  (da non confondere con “ripetizione”);

-Vel-“veleggiare”;

-Azione- ” capacità di produrre un effetto”;

Traduzione per intero: “di nuovo veleggiare con efficacia”

Ora, prima di concludere questo scritto, vorrei precisarmi un paio di cose: le preciso a me, prima di tutto, visto che anche io mi incarto spesso nel terreno sterminato della vita (uso  il termine incartato ispirato ad una persona che mi ha telefonato poco fa per parlarmi della sua vita e della strategia poetica): la vita si “fa” in ogni momento, NON si fa in venti, trenta, cinquanta, ottanta, cento anni: è per questo che dobbiamo allenarci ogni giorno a “ricordare di ricordarci”; (“ricordati che devi morire”, “sì mò me lo segno” risponde Massimo Troisi nel film “Non ci resta che piangere”: segniamocelo, segniamocelo e segniamocelo!).

Detto questo mi dico un’altra cosa: la capacità di produrre un effetto sta nel costruire la pausa, smettere di scalare, smettere di velare; (James Hillmann parla di cominciare a discendere, ad esempio); per farlo proviamo a dis-occuparci dalla pre-occupazione.

Fallo adesso!

(Io l’ho appena fatto: ho interrotto la scrittura alzando il volume dello stereo, poi ho ballicchiato qualche attimo al suono di This dream of you” di Bob Dylan);

e, per ultimo mi dico: accorgiti quando la tua mente va a scalare!

Imparare a entrare nella pausa, non significa trasformarsi in pelandroni, fannulloni: tutt’altro!

Significa costruire la pazienza per prepararci al tentativo. La vita è fatta di tentativi.

Un abbraccio e un caro saluto!

Federico

Domenica 23 ottobre Open Day Gratuito in Versilia

Leggi l’articolo per tutti i dettagli della presentazione del Corso 2016-’17 in Versilia che partirà da novembre.

http://www.terranuova.it/Agenda/Corsi-e-Seminari/Strategia-Poetica

IO, PIU’ SCEMO DI TE!

“Senza l’azione il pensiero non matura mai in verità” diceva Ralph W. Emerson.

“Se non ti concentri a ricordare che l’azione necessita di allenamento ed attenzione, l’azione stessa può finire per non servirti a niente”, aggiungo.

E lo aggiungo perché ogni giorno mi rendo conto che ne ho di strada da fare, ancora!

Così accade: mi metto in azione e il più delle volte mi pare di non concludere niente o mi trovo a fare a lotte estenuanti con me stesso. “Devo essere proprio scemo!”,  mi dico.

In effetti c’è del vero.

Quante volte (all’improvviso!) ci “vediamo” per quelli che non vorremmo MAI essere visti, né da noi stessi né, tanto meno, dagli altri? “Scemi, poco integri, per niente integri”. In quelle occasioni si prova forte imbarazzo, finanche vergogna. Tanto è grosso il peso dell’imbarazzo che nel giro di pochi istanti, con un colpo da funamboli travestiti, si prova a cancellare tutto convinti pure di averla fatta franca. In genere questi momenti vengono denominati “figure di M…”

Io, però, le chiamerei piuttosto “figure illuminanti”, nonostante mi trovi spesso nei panni del travestito da funambolo.

Non ci sarebbe niente di male, invece, nel “crogiolarsi” per almeno qualche attimo in quella visione-sensazione imbarazzante: ci servirebbe per vedere e sentire in modo più chiaro, tanto per cominciare. Beh, “crogiolarsi”, forse, è un po’ troppo…

La forza spropositata che ci fa provare quest’imbarazzo profondo, si sa, è generata dal nostro ego.

L’ego, talvolta, è come una pesante tenda posta davanti alla finestra che non fa entrare la luce: ti trovi così come costretto a muoverti in uno spazio molto ridotto e in penombra o al buio: il più delle volte, però, non ne hai la consapevolezza fintanto che non cominci a muoverti.

“Sposta la tenda, allora!”

Come fare?

Innanzitutto preparati a prendere delle testate o a procurarti qualche livido. Se procedi adagio, però, non rischierai di farti troppo male ed anzi, forse arriverai a spostare la tenda senza troppi intoppi.

Ma la tenda va spostata, per cominciare!

Suggerimento: nella prossima “figura illuminante” in cui ti troverai, prova a rimanere per tre-quattro secondi completamente immobile, senza dire o fare niente.**

Post scriptum, d’un fiato:

Scemi si diventa o scemi si nasce? Oppure scemi ci costruiamo giorno per giorno? E’ quindi un processo evolutivo di involuzione? Chi scemo “è” scemo “non diventa” perché scemo è già? Ma se è già scemo come farebbe a diminuire la sua scemenza? Diminuire la scemenza? Chi scemo è scemo non lo fa. Chi scemo è intelligente si crede. Ad aumentare la scemenza si fa sempre a tempo.  

Mettiamola così: scemo è chi privo di integrità è. Scemotti e scemottini di ogni tipo con una dis-integrità che sfiora la stupidità. Lo scemo si avvale di due strategie per rimanere in groppa al tuo culo:  la prima è quella di offrirti  una distrazione qualsiasi. La seconda è quella di proportene un’altra  un istante dopo: in breve tempo smarrisci la strada, un po’ come Hansel e Gretel nel bosco: il che poi, alla fine, non è così negativo. Ma quando ti sei sperso una volta è bene poi ricordarsi di lasciare i sassolini per terra, non molliche di pane.

Lo scemo che è in te è colui che può portarti ad aprire la tenda: ma può portarti anche a farti lanciare direttamente dalla finestra. Spera di trovarti al piano terra, in questo caso!

**Se non riesci a trovarti, di qui in avanti, in nessuna “figura illuminante” significa che sei… integralmente pieno di te, ovvero un esemplare di scemo integro.

Un caro saluto integro e pieno di affetto da un, per adesso, semi scemo che sta provando a spostare la sua tenda!

Federico