Quando ti senti a terra e senza motivazione…

 

Che cosa c’è di peggio di quando ti senti sprofondare, ti senti cedere il terreno sotto i piedi?

In quei momenti, tutto ciò che fai, che pensi, che hai fatto o che non hai fatto, che sei o che credi di essere… ti appare come una gigantesca bolla piena di niente.

Il niente è terribile. E’ terribile come il sentirsi al di sopra degli altri o al di sotto degli altri.

Tutto quello che vedi e provi, quando sei in quei momenti è: pericolo, paura, perdita, sfiducia, rabbia, insicurezza…

Quando mi trovo in situazioni come questa ho la sensazione di ri-trovarmi in un posto dal quale sarà difficile uscirne…

E mi dico: “Ecco, ci risiamo! Ma questa volta come ne esco? Allora non ho imparato niente!”.

In quei momenti nessuna filosofia può venirmi in soccorso. Neppure la grande statura di Ipazia potrebbe risollevarmi, figuriamoci!

Mi sento sprofondare. E sprofondo.

Ecco alcune frasi che produco in quei momenti: “Non voglio fare più niente”; “Mi sento in gabbia”; “Come si fa, nella vita, a non arrivare ad assumere farmaci o parafarmaci?”; “Non combino niente”; “Tutto è inutile”; “Guarda gli altri come vanno avanti e tu vai indietro, indietro…”; “Non è possibile riuscire a superare tutte le difficoltà che la vita mi presenta senza assumere atteggiamenti aggressivi, senza sentirsi fregati, traditi, manipolati”; “Come si fa a sopravvivere senza fare uso di una qualche droga?”; “Ma sì, lasciamoci sprofondare!”; “Non c’è niente che posso fare, in ogni modo”… eccetera, eccetera.

 Accade che mi trovi a pensare a queste cose anche in questa fase della mia vita, con una figlia ed una moglie  che amo profondamente , con un tetto sulla testa, un lavoro che amo, e con tante persone che si affidano al mio operato e si fidano di me.

Dunque:

in genere si arriva a rischiare seriamente di trascorrere giornate intere in stati d’animo di questo tipo e la cosa può diventare pericolosa.

Si può fare qualcosa di davvero risolutivo per uscire da questi momenti spiacevoli che possono trasformarsi in terribili?

Sì!

Si tratta, però, di compiere uno sforzo sovrumano per vedere un risultato all’istante.

E lo sforzo sovru-disumano consiste in questo:

mettere in azione il corpo.

Tutto parte da questo semplicissimo eppur disu-sovr-umano sforzo.

E lo sforzo, oltretutto, è pure doppio!

Che significa?

Significa che ci attendono due passaggi impegnativi:

  • Ricordare di attivare il corpo (primo passo sovrumano)
  • Farlo!

Nella prima fase: più tempo impieghi a ricordare di farlo, maggior tempo trascorri nello stato d’animo negativo. Quindi, appena lo ricordi, scatta subito nel mettere in pratica il punto 2, ovvero:

stampati sulla faccia una risata! Subito! E resta con il sorriso sulla faccia per 20-30 secondi. Se riesci, impegnati per  arrivare anche a  40 secondi. Non è che devi star lì con l’orologio!

E’ una pratica infallibile.

Tutto, di te, si opporrà, però.

Letteralmente: NON vorrai farlo! Un grande passo sarà già il ricordarsi di farlo.

Questa gigantesca forza che blocca si chiama “resistenza al miglioramento” (da non confondere con “resistenza al cambiamento”).

Questa resistenza al miglioramento ti fa pensare e pronunciare: “ma tu guarda le stronzate che scrive ‘sto qui!”.

FINE.

P.S. Se ti impegni ti disimpegni.

L’esercizio, man mano che lo compi, puoi arricchirlo di tua iniziativa. Aggiungendo, ad esempio, anche altre parti del corpo oltre al viso.

La gioia è il patrimonio dell’umanità; sii gentile ed impara ad usare il tuo coraggio, un abbraccio, Federico

 

2 pensieri su “Quando ti senti a terra e senza motivazione…”

  1. È difficilissimo. È assurdo come un semplice sorriso possa risultare così difficile, ma in momenti come quello lo è. È uno sforzo sovrumano, ma si può fare, ho provato e ci sono riuscita!
    Grazie dell’articolo, credo che lo rileggerò spesso.. .

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  2. Pensando alla mia routine da adolescente, mi rendo conto che sono pochissimi i momenti in cui sorrido e la maggior parte finti. Sono convinto che il sorriso vero viene da noi stessi anche se può sembrare faticoso e do spesso la colpa agli altri che ritengo causa della mia tristezza. Articolo ricco di grandi insegnamenti!

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